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Sos Sette Pizos

  • 8 ottobre 2017

Sos Sette Pizos

Il fascino della vestizione

Con questo progetto ho voluto portare alla luce quello che solitamente viene celato agli occhi del pubblico durante le tante feste e rassegne folkloristiche che animano la Sardegna per tutto l’anno. Sotto l’abito indossato esiste una storia fatta non solo di capi ma, soprattutto, di gestualità e azioni che si tramandano da generazioni e che a Ittiri come in altri pochi centri della Sardegna, fanno ancora parte della quotidianità. Il titolo richiama il modo di dire “Tenet sette pizos” usato a Ittiri per indicare non solo una cosa bella e ben riuscita ma anche l’abbigliamento rituale della sposa, anticamente protetta, anche magicamente, da sette strati di vestiti, secondo credenze ampiamente diffuse sin dall’antichità nel Mediterraneo.

Su Furesi: È l’abito femminile strutturalmente più arcaico di Ittiri, ancora indossato da donne “all’antica” attorno al 1920. D’uso feriale e domenicale. La tipologia rimanda a fogge della prima metà del 1800. L’indumento più interessante è la gonna, da cui l’abito trae il nome, confezionata in orbace (furesi) fulvo, marrone o granato, tinto con infusi di robbia e campeggio. La veste è formata da: una lunga camicia di tela di cotone, bustino rigido allacciato anteriormente, bolero, sottogonna in teletta, tasca a sacco, gonna d’orbace, grembiale e da due fazzoletti copricapo sovrapposti.

Su ‘Estire Ruju: È l’abito festivo e nuziale esclusivo del ceto abbiente, massima espressione dell’abbigliamento ittirese. Trae la denominazione dalla caratteristica gonna rossa di finissimo panno scarlatto. E’ accompagnato d’obbligo da un fastoso corredo di gioielli in oro, corallo ed argento, di cui fa parte la pesante buttonera di filigrana d’argento o d’oro pendete dal bolero in velluto di seta. La veste è formata da: camicia di tela, sciarpetta, busto rigido, bolero, sottogonna in teletta, tasca a sacco, gonna rossa, grembiale in tulle, fiocco, cuffia a sacco in broccato o raso ricamato, velo in tulle.

Su ‘Estire Nieddu: Abito nuziale delle donne meno abbienti e domenicale di quelle benestanti. La denominazione locale deriva dalla tipica gonna nera in panno (o seta). La veste è formata da: lunga camicia in tela, sciarpetta sagomata, busto rigido, bolero, sottogonna in teletta, tasca a sacco, gonna nera, grembiale in damasco, velluto o pizzo, fiocco, cuffia a sacco, velo di seta operata oppure traforata. Quattro bottoni d’argento fermano il bolero all’avambraccio.

Sa Teletta: Abito feriale indossato ancor oggi da diverse anziane, sebbene in forme semplificate. Documentato per il Sassarese già nel primo 1800. Elemento significativo è la gonna di resistenti stoffe di cotone a quadrettato o rigato (teletta) da cui l’intera foggia prende il nome. L’abito è costituito da: lunga camicia in cotone, busto rigido, sciarpetta copri-seno, copri spalle in “stoffe fantasia”, due o tre gonne in teletta sovrapposte, tasca a sacco, grembiale e due fazzoletti copricapo. Ulteriori copricapo sono dati, a seconda delle occasioni, da una sopragonna ribaltata o poggiata sulla testa, oppure da un particolare grembiale, a volte stampato localmente.

 

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