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A Marzeddu e Filugranu

  • 7 ottobre 2017

La creazione dei bottoni della tradizione ittirese

Il bottone è senza dubbio il gioiello più diffuso nell’ambito dell’abbigliamento tradizionale della Sardegna.  Infatti  in tutta  l’Isola è difficile trovare un  costume festivo, soprattutto femminile,  privo di tale fondamentale monile. Non  improprio definire il bottone sardo  “gioiello” , in quanto  è costituito solitamente di metalli nobili, argento o oro, e per la lavorazione raffinata e difficile, affidata di solito ad abilissimi artigiani. La sua origine, a parte elementi di sostrato forse rintracciabili addirittura in età Nuragica, è da ricercare nel Medioevo, quando i nuovi abiti gotici, dal taglio attillato, abbisognavano  di lacci, ganci e bottoni  adatti ad   fermarne gli squarti. Non a caso i  primi bottoni, in Sardegna come in molte località Europee, sono stati restituiti da tombe databili al 1300. Sono bottoncini sferoidali, in lamina liscia, simili a quelli  etnografici detti “a buccia” o “a corzolu”  degli abiti popolari  di Osilo e del Goceano.Il bottone è senza dubbio il gioiello più diffuso nell’ambito dell’abbigliamento tradizionale della Sardegna.  Infatti  in tutta  l’Isola è difficile trovare un  costume festivo, soprattutto femminile,  privo di tale fondamentale monile. Non  improprio definire il bottone sardo  “gioiello” , in quanto  è costituito solitamente di metalli nobili, argento o oro, e per la lavorazione raffinata e difficile, affidata di solito ad abilissimi artigiani. La sua origine, a parte elementi di sostrato forse rintracciabili addirittura in età Nuragica, è da ricercare nel Medioevo, quando i nuovi abiti gotici, dal taglio attillato, abbisognavano  di lacci, ganci e bottoni  adatti ad   fermarne gli squarti. Non a caso i  primi bottoni, in Sardegna come in molte località Europee, sono stati restituiti da tombe databili al 1300. Sono bottoncini sferoidali, in lamina liscia, simili a quelli  etnografici detti “ a buccia” o “a corzolu”  degli abiti popolari  di Osilo e del Goceano.Non pare  inutile accennare alla presenza di bottoni, non dissimili da quelli sardi, elaborati da altri mondi popolari, quali quello spagnolo , peninsulare e slavo, a dimostrazione di un fenomeno di respiro più ampio di quanto generalmente si creda   Nella tradizione isolana, accanto all’ovvio  scopo funzionale (serrare i giubbetti e le camicie ai polsi e al petto)  sono evidenti altre  complesse valenze : segnare lo status dei proprietari , distinguere la festa e dalla ferialità, esprimere gusto estetico e lusso.  Si riscontrano, infine, significati scaramantici e magici (apportare fertilità con le forme seniformi  e allontanare gli influssi negativi con la loro luminosità ed i loro suoni argentini).

A questo proposito, si ripropone  una narrazione  tradizionale ittirese nella quale è evidenziata  l’origine mitica  del principale gioiello atavico del paese: “In antico soltanto le Janas, le fate immortali padrone dei metalli, possedevano  le buttoneras. Esse vivevano appartate nei Coroneddos de Musellos e solo una volta all’anno  scendevano  al paese, alla festa, per ballare con i mortali. Scendevano vestite di sete e broccati d’oro e con le sonanti  bottoniere agli avambracci. Fin quando un giovane pastore, ubriaco, osò toccare i bottoni d’argento della più giovane Jana. La fata lasciò cadere a terra la buttonera e scappò assieme alle sue sorelle.  Nessuno  le vide più e da allora quei gioielli divennero parte dei costumi  locali”. Tutto questo si riferisce ad un orizzonte culturale intricato e  complesso, oggi non di rado malamente compensato  dalla facile acquisizione di dozzinali imitazioni microfuse, vendute per quattro soldi. Consapevoli di tutto ciò, il  fotografo Alessandro Spiga  con l’argentiere Francesco Busonera presentano un progetto  volto a documentare la “ filiera esecutiva tradizionale” dei buttones  ittiresi.

Alessandro Spiga,  non nuovo ad indagare con il suo obiettivo  gli abiti popolari, documenta puntualmente , mediante tagli ravvicinati scelti con maestria  e con l’essenzialità del bianco e nero,  le fasi di costruzione dei due modelli principali di bottoni ittiresi, quello “a lamina traforata” e quello ”in filigrana a giorno“. A Francesco  Busonera  si deve la grande maestria  nell’esecuzione  dei bottoni tipici.

 

           Giammario Demartis

 

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